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23 agosto 2012

Il gioco del mondo

“Tu hai un buon Karma!” mi disse una commessa del negozio dei Tarocchi che in casa aveva un gatto con gli occhi di colori differenti e lo chiamava: ‘Bowie’, di origine persiana come i tappeti sui quali Sherazade raccontava storie come fili di tappeti per volare via da Baghdad. Mercato immobiliare in espansione per uno come me, in cerca di attenzione. Così lasciai la sua casa e i suoi incensi purificatori perché mi stancai subito del mondo visto da fuori, visto dai libri, visto dal cine, visto dalla TV. Dal vero nonostante tutto l’amavo di più, col puzzo e col profumo, la nascita e la decomposizione. Lanciai un altro dado per saltare ad un’ altra posizione Nel gioco del mondo che non si vince mai... Chi vuol restare fuori resti fuori, e alzino le mani i giocatori! Al confine tra il Pakistan e gli Stati Uniti c’è un chiosco che vende documenti usati. Ne comprai uno di un vecchio sultano morto affogato nella cioccolata dell’uovo di Pasqua sciolto per il caldo del deserto e delle cluster bomb. Ci misi la mia foto e venni accolto ad un ricevimento alla casa bianca. Lì riconobbi una mia vecchia fiamma che era diventata segretaria di un ministro. Lei non mi riconobbe con il turbante e con il visto. La notte, a letto, mi disse che le ricordavo qualcuno che aveva conosciuto nel passato: “pazzesco com’è strana la vita!”-mi disse- “mi ricordi l’unica persona di cui sono stata innamorata e che ormai è scomparsa per sempre svanita”... Andando a visitare una mostra di un pittore che dipingeva quadri con il suo sangue e con la sua saliva, entrai per caso in un salone di un altro pittore che, invece, dipingeva col sudore e una tigre viva, usando la sua coda come pennello e il mondo come unico modello. Ci feci conoscenza e mi spiegò che non aveva mai studiato arte, però comunicava con le bestie più feroci e sfidava la morte ad ogni pennellata. Mi regalò un suo quadro che regalai ad una mia fidanzata che Non riuscivo ad addomesticare. E adesso lei dipinge usando i suoi capelli Come pennello e la mia vecchia faccia da soggetto da reinterpretare. Mentre io sono andato ormai lontano, mi trovo già in un’altra situazione e lancio questi dadi e avanzo di qualche posizione... Messico. Distretto Federale di 26 milioni di abitanti In cerca di un tesoro. La mappa è scritta in codice sugli scalini di Teotihuacán, ma un incantesimo cancella il suo ricordo nel momento in cui si scende e si ritorna in centro. Eppure son sicuro che qualcosa Mi è rimasto dentro. Che quando prendo l’auto ultimamente, guardando il mondo dal retrovisore io vedo la mia vita che va via e non mi fa paura, anzi mi mette addosso un nuovo senso d’avventura, avere un’altra faccia sulla nuca ha reso più complesso fare manovra. Però non son più solo e son contento, da zero a dieci vale sempre cento, tra pace e vento scelgo sempre vento. Scommetto sul futuro in espansione E butto il dado e cambio posizione Cercavo il Regno dei Cieli sulla Terra e mi son arruolato nella legione straniera per fare finta di avere un passato da dimenticare: così sono finito a procurare le donne ai calciatori in fuga dai ritiri, in cambio di ammirare i loro tiri da vicino, per imparare l’arte della precisione unita alla velocità e alla strategia, tutto condito con la fantasia che quella cosa che non si può imparare però si può riuscire a risvegliare così a forza di guardare il pallone, presi una decisione e salii sul primo treno per il primo posto che iniziasse con la A. E piantai le mie tende in Algeria dove conobbi Un’altra religione che ti imponeva un sacco di rinunce tranne di rinunciare alla paura, che quella più ce n’era meglio era, ma grazie a Dio presto si fece sera e mi infilai nel letto di un’eretica che mi scaldò con il rogo dei suoi fianchi e continuava a dirmi: “Già mi manchi!” perchè sapeva che me ne sarei andato l’indomani perché più che una scelta è vocazione a spingermi a lanciare un altro dado per avanzare di qualche posizione Al bar c’era Giovanni l’ottimista Si presentò e mi regalò il suo libro Che regalai a mio padre Nel giorno della Prima comunione Dicendogli di leggerlo come se fosse scritto In una lingua sconosciuta Dove ogni lettera significa sempre vita, in cambio mi regalò un cappello da Pinocchio che io indossai ad una festa ad un’ ambasciata dove incontrai la madre dei miei 7 figli ognuno nato in un continente differente che si riunivano soltanto in occasione di qualche guerra o di un’ inondazione, oppure per comporre la canzone che si erano impegnati a registrare, ma che ogni giorno continua a cambiare e che nessuno riesce mai ad imparare per intero che si ritrova immerso dentro ad un coro dentro una sinfonia senza spartito, che esprime un senso di infinto ma con un ritmo più che sensuale, più che sensuale, che fa venire voglia di giocare, All’inizio era il caos, dal caos presero forma i nostri denti fatti apposta per mordere mele, le nostre braccia per tessere vele, e infine gli occhi per guardare l’orizzonte, non accontentarsi di pensare che quello che non si vede non esiste che quello che non c’è non c’è mai stato, di conseguenza neanche ci sarà e questo non è vero. Il nostro gioco non finisce, per questo lo stupore è un demone che ti rapisce finché ci sta qualcuno che si affida all’intuizione e getta un dado e avanza di un’altra posizione

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