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Le magie in cui credo

Perchè alcune magie seppur banali sono vere... Credo fermamente al potere magico di un sorriso che ci viene donato gratuitamente ed...

18 giugno 2014

Gli orsi cattivi

L'altro giorno guardavo in tv  (non chiedetemi il perchè) uno di questi tanti nuovi programmi dedicati alla cucina. E c'era sto tizio, un certo Oliver che era andato a vivere per un po' tra gli ultimi cow-boy rimasti per scoprire in che modo vivessero veramente e soprattutto cosa mangiassero.
Ad un certo punto Oliver chiede ad un cow-boy se col suo fucile abbia mai dovuto sparare ad un orso e questi risponde di si ma ad un'orso cattivo e che lo aveva fatto per difendersi perchè stava per attaccarlo.
Perchè sappiamo tutti che gli orsi si dividono in quelli cattivi e quelli buoni. Quelli cattivi hanno la brutta abitudine di intrufolarsi nell'habitat dell'uomo, distruggendoglielo totalmente e spesso ammazzano gli uomini per puro divertimento, dopo di che espongono la loro testa sul muro come trofeo.
Quelli buoni invece li conosciamo tutti: L'orso Yoghi, Winnie the Pooh etc.. ma non preoccupatevi per loro il cow-boy ha sparato ad uno dei cattivi.




19 marzo 2014

Prossimo Obiettivo: La famiglia

L'unica opposizione che gruppi di potere possono trovare radicata nelle masse è la famiglia come elemento conservatore che al suo interno si respirano ancora dei valori tradizionali, dove il culto del denaro è ancora contenuto nei limiti del sentimento familiare nonostante sollecitazioni massmediatiche ed istituzionali ad inseguire un modello per cui le persone vincenti debbano essere ciniche, spietate per ottenere denaro, carriera e fortuna. In modo tale poi che chi ha soldi e potere non abbia nessun contrasto nella società perchè gli viene subito riconosciuta l'autorità per fare qualsiasi cosa.

Quindi le azioni che compiono sono essenzialmente due: Disgregazioni di quelle esistentiPrevenzione formazione di nuove famiglie.

Disgregazioni di quelle esistenti:
Creare ad arte crisi economiche che inducano entrambi i genitori a lavorare per molte ore al giorno ed a dedicare piccolissimi ritagli di tempo ad essa. E quindi da tempo il costo della vita si è innalzato notevolmente con lo scopo di far sparire la classe media e far rimanere un esercito di persone che si preoccupino dalla mattina alla sera di come andare avanti. L'emigrazione dei figli o dei genitori è un classico esempio di disgregazione della famiglia.
Tutto ciò ci appare come non voluto ma come una stretta necessità imposta dalla crisi finanziaria.

Prevenzione formazione di nuove famiglie:
Fare in modo che non nascano nuove famiglie, creando preoccupazione per il futuro, instabilità economica, inducendo gli individui ad uno stile di vita puramente egoistico e proiettare la famiglia come un modello superato e limitante. Un ostacolo per i proprio obiettivi.




2 marzo 2014

Vampiri energetici

Ci sono delle persone che quando ci sei a contatto ti danno energia, ti arricchiscono interiormente. Altre, invece, te la prendono, te la succhiano proprio come fanno i vampiri. Dopo esserci stati a contatto ti senti stanco, svuotato, insoddisfatto.

Chi ti prende energia, che meccanismi usa? Mi viene in mente il caso di un mio amico che quando è solo è brillante, ironico e racconta delle bellissime storie fantastiche. Ma quando c'è sua moglie, sta zitto. Si inibisce perché sa che lei disapprova le sue esibizioni pubbliche. C'è anche chi ti logora facendoci sentire in colpa. Perché si lamenta, fa capire che la causa del suo stare male sei tu, e allora tu rimugini su cosa diavolo hai fatto, ti scusi, e smetti di parlare.
Questi due meccanismi li vedete all'opera nelle coppie che non vanno d'accordo. Ve ne sono altri invece tipici dei dibattiti pubblici. Ci sono delle persone che trasformano ogni incontro in un duello. Non appena aprite bocca dicono che sbagliate, vi sfidano, vi provocano. Se gli date retta, finite per discutere ore ed ore su cose che non vi interessano. C'è invece chi vi fa apparire ignorante, appena aprite bocca lui vi sommerge con dati, statistiche, di ricerche che nessuno può controllare. Ci sono poi quelli che, quando gli fate una obiezione, vi rispondono sempre citando esempi e casi che non c'entrano niente, ma producono un'emozione negativa. Altri intervengono mentre state parlando, vi interrompono continuamente. Questi ultimi meccanismi li usano spesso i politici per logorarsi e così spesso logorano anche noi.
Un'ultima categoria di persone che vi sottraggono energia è rappresentata da quelli che, quando vi incontrano, vi danno subito una cattiva notizia, oppure vi riferiscono qualcosa di spiacevole che gli altri hanno detto di voi. Che cosa hanno in comune tutti questi tipi umani? L'ostilità. C'è ostilità fra i coniugi di cui uno inibisce l'altro e c'è ostilità fra i politici che discutono in tv. Ma c'è ostilità anche in chi vi dà sempre una cattiva notizia. Perciò, quando vi accorgete che con certe persone vi stancate, vi sentite logorati, diffidate di loro. Vuol dire che vi sono ostili.

F.A.

28 febbraio 2014

Have you seen my shoes


Se c'è un motivo per cui temo la vecchiaia è perché ho visto e soprattutto "ascoltato" gli effetti nefasti che essa ha prodotto sulla carriera artistica e produttiva di Pino Daniele.
Secondo me se "Pinuccio" avesse smesso di incidere album nel 1993 sarebbe stato un bene per tutti noi. Oddio forse per il suo portafogli no, ma perché cercare di riempirlo il più possibile dandosi totalmente al commerciale e perdendo cosi la faccia??
Il primo Pino Daniele invece era qualcosa di favoloso, sonorità mai sentite prima nel panorama italiano, poi purtroppo ad un certo punto si è smarrito per strada.
Eppure lo Smarrimento, quello stato d'animo che tutti possono provare in alcuni periodi della propria vita...io credo che nessuno come lui l'abbia saputo raccontare così bene in musica.
Pezzi come : "Puorteme a casa mia", "Un giorno che non va" ma soprattutto "Have you seen my shoes" sono emblematici in tal senso.
In "Have you seen my shoes" il solo fatto che chiede continuamente dove sono finite le proprie scarpe a me sembra come una richiesta d'aiuto per ritornare a camminare sul proprio sentiero ormai perso.



4 febbraio 2014

Opera Divina

Da un po di tempo ormai anch'io come molti altri mi sono appassionato alla lettura della Divina Commedia di Dante. Ed ogni settimana cerco di leggere un canto di questo meraviglioso poema. Non sono un Dantista (uno studioso di Dante), non potrei esserlo, non conosco tutte le letture di Dante, tranne un po l'Eneide di Virgilio, ma nel mio piccolo sto cercando di decifrare per quanto mi sia possibile il messaggio che cela l'intera Opera. Perchè forse un messaggio nascosto c'è per davvero.
Alcuni considerano Dante il più cattolico tra i poeti soprattutto per come egli ha descritto L'Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso che nell'immaginario comune di tanti credenti sono proprio immaginati nel modo prima descritto dal poeta e poi disegnato da Gustave Dorè. La verità invece è un tantino diversa.
In passato mi chiedevo spesso perchè a me quest'opera non "arrivava". La risposta è stata fin troppo ovvia. Non ero ancora pronto. Poi a poco a poco ho cominciato a leggerla e piano piano a percepirne la maestosità, invogliato anche perchè no dai vari Benigni, Gasmann e Federico Zeri. Ho scoperto poi che ne esiste anche una versione tradotta in napoletano di inizio ottocento davvero spassosa.
Io credo che Dante fosse in possesso di una consapevolezza molto elevata ed abbia voluto farne dono all'intera umanità attraverso la sua Opera. Solo che una grande verità non può essere divulgata in modo semplice e banale, perderebbe di senso. Ci si deve arrivare invece attraverso un percorso difficile e tortuoso, insomma per ottenerla la si deve volere ottenere sul serio. E quindi bisogna elevarsi per farlo.
Ai tempi di Dante nel 1300 avere un idea, un pensiero che non fosse in sintonia con quello del Papato era davvero molto pericoloso, bastava un niente per essere accusati di eresia e finire su un rogo.
Quindi se Dante come pensano in molti avesse voluto inserire un messaggio oppure un invito (fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza) nella sua Opera avrebbe dovuto farlo nel modo più criptico e celato possibile.
L'invito del poeta è quello di intraprendere un viaggio interpersonale all'interno di se stessi.
“Un uomo che è ridiventato bambino, che ha fatto tutto il percorso. Un conto è restare bambini, ma un conto è ritornare bambini…”
“Dante si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno, questo strano dono che abbiamo avuto tutti in sorte:  la vita! Non se ne occupa più nessuno!”
“…ognuno di noi è  il protagonista di una storia irripetibile, anche se i suoi giorni e le sue notti non appaiono eccezionali a nessuno, ognuno di noi è protagonista di un dramma epico irripetibile per l’eternità, che non si ripeterà mai più… quando ognuno di noi se ne andrà, non accadrà mai più che ne nasca uno uguale, e ognuno di noi è il protagonista di quella storia impressionante… ci dice, Dante, che Dio ha bisogno degli uomini… Ci dice che i fatti del mondo non sono la fine della questione…”
“Ci ha detto che la nostra libertà ci porta con sé, e ci dice che il viaggio è dentro di noi, a cercare noi stessi. È inutile che andiate a cercare il senso, il senso siete voi stessi!”
Dante, come buona parte dei poeti del Dolce stil novo si dice che faceva parte di un ordine segreto iniziatici, i Fedeli d’Amore, legato ai Templari. Ma ritorniamo alla sua grande opera.
L’inizio della Divina Commedia descrive come Dante ad un certo momento della sua vita si trovi smarrito nella selva oscura. Questa crisi spirituale è comune a molti ricercatori che, dopo avere intrapreso con i propri sforzi il cammino interiore, si trovano ad certo momento ad un punto morto, in una situazione di angoscia e disperazione.
Dice Dante: “Io non so ben ridir come v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai”.
Il sonno in questione è il sonno della coscienza, quello stato in cui viviamo normalmente senza rendercene conto, anzi credendo di essere svegli. Dopo questa esperienza terribile Dante si riprende un poco ma deve constatare di non essere in grado di procedere da solo: è impedito infatti dalle tre fiere che rappresentano i tre veleni dell’ego (lussuria, superbia, avarizia). Solo con l’aiuto di un Maestro è possibile andare avanti e infatti vi è l’incontro con Virgilio (quando il discepolo è pronto il Maestro arriva). Con la guida di Virgilio Dante entra nell’Inferno, inizia cioè il viaggio al centro della Terra, esperienza che gli alchimisti denominavano VITRIOLVM (visita l’interno della Terra, rettificando troverai la pietra nascosta, vera medicina). È l’opera al nero ermetica, operazione pericolosa in cui la struttura dell’individuo, la personalità, si deve dissolvere, l’anima-essenza si deve slacciare dal corpo individuale legato al tempo ed allo spazio (il mondo). Perché quest’impresa riesca è necessario che sia intrapresa con cuore puro, con un’intenzione corretta e insieme ad una guida.
In questa fase del lavoro su di sé vi è il confronto con la propria ombra, con i propri demoni interiori, con il lato infernale delle proprie passioni. I personaggi storici che Dante incontrerà nella sua discesa attraverso i gironi infernali sono rappresentazioni simboliche di questi aspetti. I dannati sono interamente assorbiti nella dimensione del proprio peccato, bloccati in quell’unico sentimento e in quell’unica disposizione psicologica, in una ripetizione infinita di quella singola situazione. Tutti questi personaggi sono stati bruciati dalle proprie passioni e ciò non è da intendersi in senso morale ma esistenziale: basta pensare a Paolo e Francesca che in Dante ispirano dolcezza e compassione e che non condanna, ma che tuttavia sono rimasti travolti da una forza che non sono riusciti a trasformare. L’inferno è dunque la dimensione della natura caotica e se ben guardiamo ce lo troviamo attorno tutti i giorni, dentro e fuori di noi, anche se con gradazioni e sfumature diverse. Il Purgatorio ed il Paradiso sono molto più complessi. A leggerli si fa davvero fatica a capirne il significato dei versi. I riferimenti alchemici in questi due canti però sono molto evidenti. Vediamo ora cosa rappresenta il Purgatorio: si è detto che, in Alchimia, l’opera al nero viene seguita dall’opera al bianco, la purificazione delle scorie. Dante descrive questa esperienza come l’ascesa ad un monte, simbolo importantissimo in tutte le tradizioni, salita molto faticosa all’inizio ma che via via si fa più leggera. La salita è preceduta da un battesimo dell’acqua, valido sia per l’interpretazione ermetica che per quella cristiana più avanti il nostro poeta sperimenterà anche il battesimo del fuoco. È il fuoco che non brucia, il Fuoco Alchemico. Gli incontri che Dante e la sua guida faranno nelle varie tappe del percorso sono numerosi: nelle anime del Purgatorio c'è ancora un legame forte e complesso con la vita terrena. Ma ora esse vedono pienamente il senso delle cose, comprendono i propri limiti umani e aspirano alla perfezione celeste. L’atmosfera è completamente diversa da quella dell’inferno, qui la sofferenza assume significato diverso perché è preludio alla liberazione. È quella che nel lavoro su se stessi viene chiamata sofferenza volontaria. Il Paradiso, l’opera al rosso. Dante inizia questa nuova esperienza affermando che: “Nel ciel che più della Sua luce prende, Fui io e vidi cose che ridire, Né sa né può chi di lassù scende”. Lo spirito ormai partecipe del fluido vitale divino, sale i livelli supremi di coscienza. Il Paradiso è l’apoteosi della luce, dell’espansione dello spirito che Dante descrive con termini come “transumanare” e “indiarsi” (diventare Dio), inammissibili per la religione ufficiale dell'epoca ed anche quella attuale.
Poi ci sarebbe da dire della numerologia applicata all'Opera, un lavoro minuzioso ed incredibile che sembra quasi impossibile che un essere umano sia potuto giungere a tale perfezione.
Per esempio l'eterno riferimento al numero Tre, il numero Divino. Le cantiche dell'opera sono 3 (Inferno, Purgatorio e Paradiso) ed ognuno è formato da 33 canti più uno Introduttivo. Ogni canto è scritto in terzine, cioè da una composizione in rime di 3 versi ed ogni verso è formato da endecasillabi cioè contenenti 11 lettere. Quindi una terzina avendo 3 endecasillabi  si ha 11+11+11= 33. Ma questo è niente. la numerologia applicata all'intera Opera è molto più vasta, solo che io proprio non saprei come spiegarla anche perchè ci sono moltissimi punti che mi sono ancora oscuri.
Io invito tutti a leggerla quest'immensa Opera, anche se qualcosa non la comprendiamo ci sarà sempre qualche altra cosa che ci arricchirà l'anima.









23 dicembre 2013

Il mistero del Tempo

Ma il tempo è reale oppure è soltanto una nostra percezione ? Nel film "32 Dicembre" di Luciano De Crescenzo che come al solito in questo periodo è trasmesso da molte tv locali, si sostiene che "Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto non è ancora. Il presente, come separazione tra due cose che non esistono come fa ad esistere ?"  Il film è una vera chicca per chi come me è affascinato dalla relatività del tempo.
Noi ci accorgiamo del tempo che passa attraverso il cambiamento. E siccome ogni cosa su questo mondo evolve in continuazione, tutto cambia niente è per sempre compresi noi stessi, ce ne dobbiamo per forza accorgere. La percezione del tempo però non è una cosa cosi semplice come potrebbe apparire in un primo momento. Essa è molto soggettiva, nel senso che spesso è legata ai nostri stati d'animo e di umore. Per esempio quando siamo felici abbiamo la sensazione che il tempo vola, mentre quando siamo tristi invece il tempo è come se non passasse mai. Sembrano luoghi comuni ma se facciamo attenzione ci accorgiamo che effettivamente il tempo è strettamente connesso alla nostra emozione predominante. 
La scossa sismica del 1980 in Irpinia durò all'incirca 90 secondi, ma i racconti di quei tragici 90 secondi possono durare anche per delle ore. Effettivamente il tempo in quei frangenti è come se si dilatasse. 90 secondi vissuti in modo intensissimo possono durare un'eternità.
Il concetto stesso di eternità poi è davvero paradossale. Per noi è quasi impossibile comprenderlo, dal momento che nella dimensione in cui viviamo ci muoviamo nel tempo e nello spazio. Eternità non è un tempo infinito ma piuttosto assenza di tempo. Tutto accade nel medesimo istante, non esiste passato e non c'è futuro. Impossibile per noi comprenderlo.
A complicare le cose poi ci si è messo pure Einstein che con il suo famoso Paradosso dei due gemelli ha incarbugliato una situazione che già era complessa di suo.
Il paradosso spiegato in maniera semplice semplice è questo:
Ci sono due gemelli: Uno dei due gemelli parte per un viaggio nello spazio viaggiando ad una velocità prossima a quella della luce. Al suo ritorno troverà il suo gemello rimasto sulla terra più vecchio di lui.
La teoria della relatività ristretta dice che più grande è la velocità di un corpo in movimento più il suo spostamento nel tempo rallenta, addirittura poi alla velocità della luce, il tempo si fermerebbe.
Quindi se supponiamo che abbia viaggiato vicino alla velocità della luce, per lui sono passati pochi istanti, mentre per il fratello a terra anni!
Ci saranno quindi due fratelli gemelli, con età diverse! Certo si tratta di un paradosso che è possibile farlo solo in teoria e non in pratica ma è pur sempre sbalorditivo.
Ultimamente poi a confonderci ancora di più sono arrivati gli studi di uno scienziato tedesco alquanto rinomato, un certo Schumann. Questo tizio ha condotto ricerche dal 2000 fino ad oggi e dice che il pianeta ha aumentato la velocità della sua rotazione. Così il giorno che viviamo è in realtà più breve di quanto pensiamo, perchè la terra impiega meno tempo a girare su se stessa ed intorno al sole. Addirittura sostiene che il giorno ha adesso solo 16 ore anziché 24.
Secondo lui, per secoli la terra girava sul proprio asse a 7.8 hz. ma dal 1980, quel numero è cambiato, è aumentato molto rapidamente negli ultimi 6 anni fino a raggiungere i 12 hz.
Chi lo sa!? Forse sarà per questo che abbiamo l'impressione che il tempo oggi è così accelerato.

10 ottobre 2013

Accussì và 'o munno


"Accussì và 'o munno
è accussi c'adda girà
accussì vaà 'o munno
e cu chi t' a vuò piglià
strigne 'e diente e curre
tanto nunn' 'o può cagnà!... "
   
Joe Sarnataro - Acussi và 'o munno 1992


"Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali.."  Franco Battiato - Povera Patria 1991


A volte ho come l'impressione che il mondo debba per forza girare in un certo modo. Come se tutto fosse già preimpostato dall'inizio. Mi viene da pensare che Le quote di dualità come quelle di bene e male, brutto e bello, odio e amore su questa terra siano sempre state le stesse fin dalle primissime forme di vita. La dualità è quasi sempre bilanciata. Solo in alcuni periodi capita che viene sbilanciata in un verso o nell'altro, ma dopo un pò tutto viene ristabilito come creato all'inizio.

2 ottobre 2013

VERRA' UN GIORNO...

Verrà un giorno che 
l’uomo si sveglierà
dall’oblio e finalmente
comprenderà chi è veramente
e a chi ha ceduto le
redini della sua esistenza,
a una mente fallace, menzognera,
che lo rende e lo tiene schiavo...

L’uomo
non ha limiti in quanto
un giorno se ne renderà
conto, sarà libero anche
in questo mondo.


Giordano Bruno



8 settembre 2013

In giro per i Decumani

Alla prossima fermata devo scendere, non potrebbe essere altrimenti perchè è anche l’ultima, almeno lo è ancora fino a quando non sarà completato l’ultimo tratto della metro. Ho paura che lo sarà ancora per molto. Sono arrivato a Dante. La stazione di Piazza Dante. La metro ci ha messo buoni venti minuti per arrivare fin qui. Le porte si aprono, mi accingo ad uscire, ma alcuni passeggeri che salgono a bordo non hanno alcuna intenzione di dare la precedenza a me che invece esco. Sono loro. Li riconosco. Ma tant’è ci sono abituato e non mi aspettavo certo il contrario.
Arrivo su in piazza e noto che nonostante abbiano completamente recintato la statua del sommo poeta per non renderla vittima di graffiti e scarabocchi vari qualcuno è riuscito lo stesso a lasciare il suo segno. Sono sempre loro.
Mi dirigo verso Port’Alba, la strada dei libri, ci sono come sempre piccole librerie ovunque ed i libri che espongono sono davvero tanti, mi chiedo se davvero ci sia ancora cosi tanta gente che compra tutti quei libri. A giudicare da come va il mondo non sono in tanti a leggere al giorno d’oggi. Chi li compra tutti quei libri? Purtroppo ho la sensazione che se non fosse per gli incassi dei libri scolastici difficilmente riuscirebbero a tirare avanti. La via resta molto caratteristica e si annusa nell’aria un passato molto importante.

Uscendo da Port’Alba scorgo sulla sinistra Piazza Bellini con i suoi resti delle mura greche del Decumano superiore sulla quale si affaccia tra gli altri Palazzo Firrao. Le mura dei palazzi sono imbrattate qua e la di scritte amene e per terra ci sono decine di bottiglie di birre lasciate li dalla sera prima, ma forse anche di più. Le panchine sono quasi tutte malandate o imbrattate. Non posso non pensare al fatto che in qualunque altra città del mondo una piazza cosi sarebbe sicuramente tenuta in tutt’altro modo. Alla mia destra invece c’è la discesa di Via Sebastiano, la via della musica per via dei numerosi negozi di strumenti musicali.
Decido di proseguire dritto verso la stradina che si imbocca per andare al conservatorio. Faccio qualche passo e dopo aver oltrepassato la prestigiosa libreria Colonnese ed il conservatorio stesso mi ritrovo davanti l’entrata della Chiesa di San Pietro a Majella. Non posso non entrarci.

All’interno si respira quell’atmosfera tipica che solo le chiese gotiche sanno creare. E questa qui ne è un degno esempio. Cerco di mettere in pratica i consigli di Fulcanelli per carpirne i segreti ma non ne sono in grado, qualcosa però mi arriva lo stesso. Ciò che più ammiro in questa chiesa oltre alle due navate laterali piene di affreschi e monumenti è il magnifico soffitto pieno di intarsi oltre che di dipinti. Decido di uscire, lo faccio dall’uscita laterale nella navata di sinistra e mi ritrovo in piazza Miraglia, davanti a me si erge la Basilica di Pietrasanta che di recente è passata ogli onori delle cronache per alcuni ritrovamenti nei suoi sottosuoli di simboli risalenti addirittura ai Templari. Penso che forse il fatto che i famigerati Templari abbiano operato da queste parti possa contribuire a portare un qualche entusiasmo in più in termini di ricerca, cultura ed anche Turismo. Mi ridesto subito dall’idea però quando penso che un “presunto” miracolo come quello di San Gennaro nel Duomo della città a poche centinaia di metri da dove mi trovo non richiama che un manipolo di persone ogni anno. Una qualsiasi altra città avrebbe sfruttato un evento simile (vero o fasullo che sia) in ben altro modo. Certo il territorio qui è ricco di ben altri misteri. Un concentrato di arte che l’unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità. D’altronde sono in pieno centro storico e se non bastasse sono all’altezza del decumano maggiore, vale a dire il primo tracciato cittadino costruito dai greci. Il passato di queste piazzette e di questi vicoli lo si può ancora annusare nell’aria. Ogni singola pietra di questo posto ha una vibrazione specifica. Penso che negli anni prima di me su queste stesse strade sono passati: Virgilio, Giordano Bruno, Tommaso D’Aquino, Boccaccio, Francesco Petrarca, Benedetto Croce e tanti altri. La cosa mi emoziona. Noto con piacevole sorpresa il pullulare di Bed and Breakfast all’interno di palazzi antichi ristrutturati. Ma non può bastare.
Faccio qualche altro passo e mi ritrovo in Via dei Tribunali, chiamata cosi perchè se la si percorre tutta si arriva davanti Castel Capuano sede del tribunale fino a qualche anno fa, ora in attesa di ospitare qualcosa di degno. Sono indeciso se continuare su questa via fino ad arrivare a piazza San Gaetano per entrare in San Lorenzo Maggiore, la basilica in cui Boccaccio incontrò la sua fiammetta o scendere per San Domenico Maggiore. Decido per quest’ultima soluzione, lungo la strada scorgo sulla sinistra un’enorme fila di turisti davanti alla biglietteria della Cappella Sansevero, la cosa non mi sorprende, da anni ormai è uno dei monumenti più visitati della città e non solo per il Cristo velato. Un tempietto unico al mondo per il suo valore artistico, mistico ed esoterico. Oltre al Cristo infatti ci sono altri capolavori come la statua della pudicizia e quella del disinganno. Come sia stato possibile lavorare il marmo in quel modo per me rappresenta sempre un mistero.
In piazza San Domenico Maggiore c’è un gruppetto di tedeschi che ha deciso di fare una sosta ai tavolini del Bar Scaturchio. Noto le loro Fotocamere reflex in bella mostra e tremo per loro poverini, non sanno a cosa si espongono. Quasi li scorto per un po, poi intuisco che quei signori in borghese fermi su quelle moto di grossa cilindrata sono sicuramente dell’antiscippo. La zona in effetti è molto presidiata dalle forze dell’ordine. Lo deve essere. Forse si è più sicuri qui che a Posillipo, anzi sicuramente.
Decido di entrare nella basilica che sovrasta la piazza. Se San pietro a Majella era un degno esempio di arte gotica questa qui ne è l’apoteosi. Impreziosita anche da un tocco di barocco si può respirare tutta la sua storia tra le sue navate, il bellissimo altare non convenzionale e le tante cappelle. Il soffitto a cassettoni poi è un capolavoro assoluto. Di Fulcanelli qui dentro non c’è affatto bisogno. Appena si entra si viene subito pervasi da un sentimento di gratitudine per aver creato un opera del genere. Anche se non è la chiesa della città che preferisco in assoluto.
Sono di nuovo in strada, nella via che spacca la città in due. Guardo la gente che passa, la sento parlare. Tra gli altri sono presenti anche loro, d’altronde è qui che essi vivono. Sono in tanti e sono sgraziati, si quello che gli manca è la grazia. La grazia nel parlare, nel muoversi , nel pensare, nell’agire. Intuisco le loro nevrosi. Sono sciatti ed hanno paura, hanno una paura inconfessabile. Sono inconsapevoli. Sono vittime. Nuociono a loro stessi ed a tutto ciò che toccano. Non ne sanno niente della Cappella San Severo, ne delle basiliche maggiori della città, ne di Giordano Bruno o Boccaccio e si dicono orgogliosi di questo posto. Mi chiedo da dove provenga questo male, questo senso del brutto cosi esasperato, questa assuefazione al peggio. Dall'Unità d'Italia, Dalle dominazioni spagnole? Dalle due guerre? Oppure è proprio una natura intrinseca del territorio stesso? Non ho ancora trovato una risposta.


Mi accorgo che sono arrivato ormai a Piazza del Gesù. Il Decumano ora è quello inferiore. Due Chiese Maestose si ergono ai miei lati. Alla mia destra c’è la chiesa del Gesù Nuovo con le sue infinite decorazioni interne dettate dal suo stile barocco. La chiesa è quella più attiva dal punto di vista religioso ed una delle più visitate ed amate della città, ma dal punto di vista artistico a me in particolare non ha mai affascinato tanto, anche se rimango sempre impressionato dalla scelta di rivestire la facciata esterna di tante piccole piramidi sulle quali poi è impresso un messaggio di tipo iniziatico con oscuri simboli sparsi.
Mi dirigo alla mia sinistra entrando cosi nel cortile della chiesa della città che più amo in assoluto, è la basilica di Santa Chiara. Meglio conosciuta come Monastero di santa Chiara con annesso convento e chiostro maiolicato. La chiesa purtroppo durante la seconda guerra mondiale venne bombardata e perse moltissimi dei suoi affreschi. Ma nonostante ciò è un’esempio di stile gotico davvero considerevole. Anche se ci sono una ventina di cappelle con dipinti, statue ed altre opere d’arte appare davvero molto spoglia creando cosi un’atmosfera quasi metafisica. Quando entro in questa chiesa ho come l’impressione che all’interno ci sia soltanto l’essenziale, ciò che deve esserci, ciò che serve per nutrire l’anima, solo che non so di preciso cosa sia ma è li.



5 luglio 2013

Il Parco di Capodimonte

Quando si sviluppa una visione nuova dell'intera esistenza ci si accorge di tanti particolari che in uno stato meno evoluto di consapevolezza (per cosi dire) invece non si notano affatto. Non che io sia arrivato a chissà quale verità, anzi,  però comincio ad interrogarmi in modo sempre razionale ma non limitato su cose che fino a qualche anno fa davo per scontate, irrilevanti oppure ritenevo pura fantasia.

C'è chi sostiene che nel corso della storia moltissimi grandi artisti avessero accesso ad una conoscenza superiore ma non potendola divulgare pubblicamente per vari motivi hanno cercato di inserire nelle loro opere messaggi esoterici atti a ricordare all'uomo la proprio vera essenza ed origine. Tanto per fare qualche nome stiamo parlando di Michelangelo, Leonardo, Dante, Shakespeare etc.

 La Divina Commedia di Dante per esempio ha diverse interpretazioni di lettura, una di tipo letterale, una di tipo allegorico ed un altro di tipo esoterico. Lo stesso poeta c’è lo ricorda in una sua opera minore “Il Convivio”. Ma ogni opera d'arte può contenere messaggi di tipo iniziatico: un dipinto, una scultura, un poema, i rosoni delle chiese. Beh forse i rosoni delle cattedrali sono già di per se dei messaggi in codice, in ambienti iniziatici infatti vengono definiti sigilli. Quello nella foto per esempio è il Rosone

 che si trova all'interno del Maschio Angioino (Castel Nuovo) di Napoli sulla facciata anteriore della cappella Palatina. Ho sempre pensato che avessero molto in comune con i mandala orientali, i centrini all'uncinetto delle nonne ed i cerchi nel grano fatti dagli alieni (...mo' però non mi chiedete se sono stati effettivamente fatti dagli alieni perchè io proprio non lo so). Michele Proclamato, uno studioso dell' Aquila che ha speso non so quanto tempo a cercare di decifrare il significato di un  rosone di una cattedrale aquilana sostiene di aver scoperto attraverso calcoli matematici un sapere derivante da un'unica matrice che ha chiamato dell'ottava, ma che non sto ora qui a spiegarvi anche perchè non ne sarei in grado. Addirittura sostiene che soltanto osservandoli e quindi contemplandoli ci si arricchisce interiormente. Quest'ultima cosa a dire il vero la sostengo anch'io, io credo che ogni figura armoniosa sia essa naturale o creata artificialmente ha il potere di trasmettere perlomeno serenità. Io per esempio mi incanto davanti allo splendore di un cristallo di un fiocco di neve ed alle sue geometrie perfettamente simmetriche.


Ritornando alle opere d'arte cariche di significato multiplo si deve dire che spesso interi palazzi, castelli e cattedrali venivano realizzati con criteri ben precisi sempre nello stesso senso. 
Addirittura un parco verde può essere progettato secondo teoremi iniziatici. Ecco cosa ho letto a proposito del Parco di Capodimonte sul sito Iointeriore


Questa enorme macchia di verde sotto, estesa quanto 150 campi di calcio, è il Parco di Capodimonte a Napoli, un posto che adoro, specie per i dipinti conservati nel Palazzo Reale, espressione d'arte di cui sono follemente innamorato. In basso a sinistra, per mezzo di una strettoia (la serie dei pallini gialli) tra due costruzioni chiamata proprio Porta di Mezzo, si accede ad un piazzale che dà su cinque viali (che abbiamo evidenziato con delle lettere dalla A alla E) . In realtà, se osservate le lettere, manca la C e, visti dall'alto, i viali che da qui si biforcano sembrano essere davvero solo quattro.




                                   


Infatti sul quinto di questi viali, il viale C, è nascosto un messaggio esoterico; clicca sull'immagine seguente per ingrandirla e individuare il quinto viale, quello con la lettera "C":
                                            

Sì, il viale con la lettera C corrisponde proprio al vialone centrale, quello più lungo di tutti; ma questo vialone (la foto sotto) ha anche un'altra caratteristica: è un viale buio e in fondo ad esso c'è una sorpresa.


                                  

Innanzitutto esso è l'unico che alla sua fine contiene un messaggio; inoltre, essendo al centro, è sinonimo di equilibrio e, come potete osservare dalla fotografia, è coperto dalle piante, al punto da non poter essere visto dall'alto.

Questo vialone può essere paragonato alle scelte che facciamo nella vita: evitiamo lo Sconosciuto - il buio - l'essere centrati su noi stessi, per incanalarci su sentieri ovvi. Infatti gli altri viali sono sicuramente più agevoli, ma sono anche molto scontati, data la loro illusoria luminosità e non portano in nessun luogo significativo. Allo stesso modo se vogliamo rimanere sulla retta via, dobbiamo affrontare cose che non sono così facili come quelle che troveremmo sugli altri viali. Infatti il misurarci con la parte più nascosta di noi (quella che risponde alla scontata luce delle scelte emozionali chesappiamo sempre dove ci portano) potrebbe certamente impaurirci al punto da convincerci a non affrontare il viale centrale interiore.

Ma, si sa, chi segue la via centrale, impervia, lunga e buia, trova se stesso, al contrario di altri che preferiscono rimanere nella banalità della finta luce della personalità navigando perennemente nella quotidiana routine emozionale.

E veniamo alla sorpresa: il viale centrale termina con una statua raffigurante un Gigante.



il Gigante, la statua alla fine del vialone centrale del Parco Reale


Questa statua, riposizionata meno di una decina d'anni fa nella sua sede originale, simboleggia il fatto che chi imbocca la difficile via interiore, trova se stesso o meglio, il vero Se Stesso, il Gigante. Osserviamo più nel dettaglio il Gigante e noteremo due peculiarità che saltano subito all'occhio: in testa ha un vaso e nella mano destra un pugnale.


Il vaso simboleggia la conoscenza, il pugnale la giustizia e l'equilibrio.

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