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Le magie in cui credo

Perchè alcune magie seppur banali sono vere... Credo fermamente al potere magico di un sorriso che ci viene donato gratuitamente ed...

10 gennaio 2013

Ego, se lo conosci lo eviti




Come sostine il dott. Angelo Bona: Domare l'ego è un tema di grande attualità perchè moltissimi soffrono di egopatia, di egodistonia, di gonfiori dell'ego ed al limite della drammatica sindrome dell'egone cocomerone.
La suscettibilità di questa nostra funzione psicologica e spirituale è enorme. Numerosi recettori, piccoli radar, sensori psico-animici sondano continuamente la nostra vita e ci obbligano al confronto, al giudizio, alla permalosità, all'irritabilità, all'autodenigrazione, al masochismo.
Abbiamo nella testa un'immagine "ideale" di come dovrebbe essere la nostra vita relazionale, affettiva, lavorativa, di come dovrebbe soprattutto essere il rapporto con noi stessi. Appena le spie luminose dell'ego si illuminano a intermittenza e gli allarmi del sestessismo suonano a distesa perdiamo la testa, il controllo, la pace interiore.
Spesso basta un'inezia, una frase male interpretata per farci chiudere a riccio, per rovinare una serata tra partners, tra amici, tra colleghi di lavoro.
L'ego ha necessità del cono di luce, della auto rappresentazione e del riconoscimento da parte degli altri della sua valenza.
Il per-maloso è colui o colei che volge al negativo ogni cosa e si offende. E' quindi l' estrema suscettibilità dell'ego che fa scattare la rabbia, la polemica, la rissa.
L'invidia è il continuo malcontento egoico di chi non sopporta la realizzazione e la felicità del prossimo.
L'ego ha la coda di paglia e si aspetta di essere disconosciuto, vilipeso, deriso e poco valutato e per questo erge invalicabili barriere protettive che lo portano all'isolamento dalla relazione e alla paranoia.
Considero un' egopatia anche l'autodenigrarsi, il colpevolizzarsi, l'autocrocifiggersi perchè non si corrisponde all'immagine narcisistica e grandiosa che vorremmo si riflettesse nello specchio.
Vediamo continuamente sfilare ogni giorno gli egoni dei cosiddetti rappresentanti politici e riconosciamo in essi le funzioni estremizzate della egopatia, della paranoia della superbia. La società dello spettacolo ci obbliga ad assistere alla ossessiva autocelebrazione di cento persone in perenne contaddizione dedite a esclusivi fini egoico-elettorali, che con la loro balle e la stazza ingombrante schiacciano la cultura, l'arte, la musica, la poesia, il bello.
Il mondo dell'economia vive di questo fine di autoesaltazione individuale dove l'obbiettivo non è solo l'acquisizione di potere o il denaro, ma di sedare l'arimanica bulimia dell'ego.
D'altro canto l'ego non è soltanto negativo, ma rappresenta una funzione obbligatoria di crescita evolutiva. Se non ci fosse l'ego bisognerebbe inventarlo proprio per giungere tramite l'attrito con noi stessi ad una inevitabile richiesta di libertà dalle sue spire.
Per accedere a cosa? Al diritto dovere di essere felici, per raggiungere la consapevolezza di essere Uno con ogni piu' piccolo e non ostile frammento dell'Universo.

1 gennaio 2013

Tutto è uno

L'anno 2012 è stato l'anno in cui è esploso in me l'interesse per le discipline olistiche, le quali a dir la verità non ho ancora ben capito se siano soltanto il frutto di una instabilità mentale crescente o qualcosa di realmente sensato e quindi il modo per dare un senso ad ogni cosa. La percezione di un universo proiettato dal pensiero l'ho sempre avuta fin da bambino, solo ora però sono riuscito a teorizzarla un pochino.
Da piccolo non ero tanto diverso da quello che sono oggi, tranne forse per il fatto che allora la mia introversione era a tratti al limite del patologico. Il mondo esterno rappresentava una sorta di salto nel buio ma soprattutto mi appariva come qualcosa di irreale. Addirittura ricordo che uno dei miei pensieri più  ricorrenti era che sospettavo che tutto ciò che percepivo dall'esterno, qualunque cosa, praticamente l'intero universo esisteva solamente nel medesimo momento in cui lo osservavo.
La sera spesso quando ero a letto mi chiedevo se anche i miei amici con i quali avevo giocato fino a poche ore prima fossero anche loro a letto o che invece non esistessero affatto.  Un giorno confessai questo pensiero angoscioso ricorrente ad un gruppetto di amici mentre eravamo seduti a terra ad un portone, ricordo ancora la strana faccia che fecero ed il sollievo che provai quando uno di loro cercò di tranquillizzarmi assicurandomi la sua reale esistenza. Mi ricordo tuttora le sue parole: "Fabio, io ti posso solo dire che io esisto... e questo è sicuro, che mi chiamo Antonio...ed anche questo è sicuro e che tu secondo me non stai per niente bene...e questo è sicurissimo."  Mi sentii davvero sollevato.
Il mio sospetto (al limite della pazzia) era che la mia stessa esistenza fosse in realtà una finzione o per meglio dire un'illusione e che ero vittima di una sorta di oblio che mi avesse fatto dimenticare la mia reale provenienza ed essenza. Addirittura pensavo che in realtà non ci fosse alcuna divisione sia tra gli essere umani che per ogni particella esistente nell'universo, ma che tutto era una coscienza diversa dello stesso elemento. E mi aspettavo che da un momento all'altro qualcuno mi svegliasse di colpo dicendomi: "Sorridi sei su candid camera" "Ma davvero hai creduto che la materia fosse reale??" o qualcosa del genere.
Io ci ho creduto eccome, se devo dire la verità ci credo ancora adesso 
e sono sempre in attesa di qualcuno che appari all' improvviso e mi riporti nel luogo in cui mi trovavo prima di essere scaraventato qui sulla terra.
Scoprire adesso che la fisica quantistica in pratica conferma le mie percezioni di allora affermando più o meno che: "una particella reagisce in maniera diversa a seconda del modo in cui viene osservata" e che
"Tra due particelle [correlate] che si allontanano l'una all'altra nello spazio, esiste una forma di azione-comunicazione permanente. Anche se due fotoni si trovassero su due diverse galassie continuerebbero pur sempre a rimanere un unico ente ..." mi da molto sollievo e mi fa sentire meno matto, sapere poi che altri hanno provato le stesse sensazioni mi consola, come a dire: "mal comune mezzo gaudio" 
Ah dimenticavo... Buon 2013 a tutti voi o forse sarebbe meglio dire a tutti noi!

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