15 marzo 2016

Attori e spettatori

Ci ostiniamo a dire Io, Io, Io a credere di avere una identità precisa.
Nonostante in noi non è rimasto un solo atomo di quando siamo venuti al mondo. Miliardi di cellule nel nostro organismo ogni giorno muoiono ed altrettante ne rinascono dalle loro ceneri. Proprio come accade ad una fenice.
Il bambino che eravamo all'inizio dei nostri anni non esiste più, cosi come lo spensierato ragazzo adolescente, ed il novello sposo. Ci identifichiamo nel lavoro che facciamo, nel ruolo che ricopriamo, nel nostro carattere, nel modo in cui gli altri ci vedono. Ma la domanda è "siamo veramente noi oppure è soltanto la nostra personalità ?" e soprattutto "Chi siamo realmente?"
Ci sono attimi, frangenti infinitamente piccoli che tutto mi appare chiaro. Ed ecco che concetti come Anima, corpo e spirito perdono la loro evanescenza, la loro fumosità per diventare concetti realmente tangibili. A volte ho la sensazione che noi siamo realmente composti da corpo (materia), anima (una qualche forma di energia) e spirito (la nostra vera essenza). Solo che spesso facciamo l'errore di confondere l'abitatore (lo spirito) con l'abitacolo (anima e corpo).
Poi l'attimo svanisce e questi concetti riacquistano la loro fumosità.
Una cosa rimane però: In tutte le vicende della mia vita ho la sensazione che in me convivano almeno due anime, una che agisce e l'altra che osserva.
In pratica in ogni frangente, in ogni situazione della mia vita c'è sempre chi agisce e chi osserva.
Quando scherzo o rido con un amico. Quando mi sono disperato per qualche brutto momento. Quando corro per fare jogging. Quando faccio l'amore.
Mi chiedo io quale sia realmente dei due, se l'attore o lo spettatore, ma forse sono entrambe le cose o forse sono veramente io quando sia pure per brevi attimi quei due riescono a fondersi in una cosa sola.


4 novembre 2015

La vita relazionale


La vita relazionale è piena di insidie e di automatismi che possono facilitare lo sviluppo di relazioni logore e affaticate dalla presenza di rancori, insicurezze, fraintendimenti, convinzioni limitanti e “dipendenze” più o meno occultate o evidenti. Esistono diversi tipi di relazioni che logorano, ma il loro risvolto è unico: incidere in maniera negativa sul proprio benessere fisico e mentale.

Tipologie di relazioni che logorano

Relazione di controllo

La sua caratteristica principale è la manipolazione di una persona da parte di un’ altra. Sia il manipolatore che il manipolato molto spesso ignorano questo tema dominante che condiziona le risposte reciproche. In genere, un rapporto simile genera almeno un minimo di soddisfazione reciproca, ed è incoraggiata dalle strutture della nostra società autoritaria, che ci spinge sempre a dipendere da qualcosa o da qualcuno. La relazione di controllo è difficile da individuare e da terminare, ma è una cosa che si può fare!

Relazione possessiva

E’ così diffusa e universalmente accettata da costituire quasi una norma. La incontriamo soprattutto all’ interno dei rapporti uomo/donna e genitore/figlio. Ci sono mariti che pensano di “possedere” la moglie e si comportano di conseguenza, e viceversa le mogli: “Mia moglie sa che se vuole fare qualcosa di solito mi sta bene, basta che prima me lo chieda”, “mio marito mi ha lasciato fare il viaggio, “Lui mi permette sempre di fare quello che voglio”, “Non sopporto gli uomini che guardano le donne. Mi ci è voluto un pò per far perdere l’ abitudine a mio marito, ma adesso è tutto mio”.

Molti genitori sono convinti di essere proprietari dei figli, e si comportano di conseguenza, ma in genere, le due parti interessate si rendono conto che il rapporto non è troppo salutare.

Il possessore ed il posseduto, per quanto ricavino dal rapporto una certa soddisfazione, spesso intuiscono che nuoce ad entrambi. La relazione possessiva è una relazione logora. liberarsene non solo semplifica l’ esistenza, ma aumenta l’ autonomia, la fiducia e la stima di se; insomma è il prologo a rapporti proficui.

Relazione devitalizzata

Le relazioni devitalizzate offrono soddisfazioni dubbie. I legami che tengono uniti i due soggetti sono tenui, ed entrambi sanno di avere in comune pochi interessi, se non addirittura nessuno. E’ presente una sensazione di noia o distacco. La relazione si mantiene in vita soprattutto per la forza dell’ abitudine: “Non abbiamo altro da dirci. Non esiste più l’ interesse di un tempo. Abbiamo già detto tutto. La mia impressione è che siamo diventati un peso l’ uno per l’ altro. Parliamo sempre delle stesse cose”.

Una relazione devitalizzata è sfibrante. Assorbe e consuma energia senza che ci se ne accorga. Dobbiamo ammettere non solo che i rapporti umani hanno alti e bassi, ma anche che ci si può allontanare l’ uno dall’ altro, diventare sempre più estranei. La vita cambia, ci fa crescere.

Relazione vampiresca

Nella relazione vampiresca una delle due persone, a volte entrambe, sembra assorbire l’energia dell’ altra. Spesso, dopo essere stati assieme, uno dei due soggetti si sente devitalizzato, scoraggiato, depresso, oppure scopre che l’ immagine che ha di sé è diminuita. Viceversa, dopo l’ incontro con l’ altra persona si accorge che la propria vitalità è aumentata. Stranamente, coloro che perdono energia talora cercano in ogni modo di tenere in vita la relazione, anche se ne conoscono le conseguenze.

Relazione nevrotica

In una relazione nevrotica Spesso si cerca qualcuno per “completare” se stessi, partendo dall’ ipotesi sbagliata che se si trova la “persona giusta” non ci sarà più bisogno di sviluppare in noi certe caratteristiche. Chi si sente debole, inerme, privo di fiducia in se stesso, cercherà persone forti, decise, e poi si affiderà alla loro forza per tirare avanti. Il prezzo che si paga è un’ esistenza sbilanciata, che non permette il pieno sviluppo delle proprie potenzialità.

Le relazioni nevrotiche sono caratterizzate da schemi rigidi che devono essere mantenuti a ogni costo, pena la perdita del loro precario equilibrio. Ovviamente, se una delle due persone cresce o cambia, il rapporto è in pericolo. L’ alternativa, come è chiaro, sta nel non crescere, nel non sviluppare o utilizzare il proprio potenziale.
Stravolgerci e limitarci per tenere in vita una relazione nevrotica è sfibrante e controproducente.

Relazione tossica

Nella relazione tossica uno dei soggetti sembra possedere la triste capacità di risvegliare o stimolare processi patogeni, o zone di disfunzione o malfunzione, all’ interno della personalità dell’ altro. Spesso, dopo una relazione col partner, una o entrambe le persone possono lasciarsi andare ad un comportamento autodistruttivo oppure fare cose che feriscono altri individui che stanno loro vicino, senza capire il perchè di un tale comportamento. Le relazioni tossiche complicano l’esistenza e ne sminuiscono la qualità.

Come liberarsi da una relazione che logora

Capire che è una relazione malata

Primo step: ammettete con voi stessiche in quel rapporto state male, anche se è dura e difficile da ammettere. Spesso la persona coinvolta in una relazione logorante, attiva dei meccanismi di difesa per soffrire meno, quindi tende a minimizzare o a giustificare le mancanze di rispetto del partner (lui mi tradisce ma in fondo so che mi ama, sparisce per giorni ma so che ritorna, ecc).
È importante è iniziare a guardare la situazione in modo obiettivo e in questo può aiutare il confrontarsi con coppie che hanno dei modelli di relazione più appaganti.

Rinunciare all’idea di cambiare l’altro

Secondo step:  rinunciate all’idea di cambiare l’altro. L’illusione di poter cambiare l’altro nasce dalla convinzione inconscia di poter avere un controllo sul comportamento del partner (per cui se lui non mi ama è perché riesco a farlo innamorare, se lui mi tradisce è perché non sono abbastanza femminile, e via dicendo).

Pertanto, bisogna prendere consapevolezza che il modo in cui il partner ci tratta non dipende da quello che noi siamo, ma da dipende da quello che lui è. Il problema non è che il partner non ama ma non ama perché non è in grado di amare.

Quando si comprende che il comportamento del partner dipende da problematiche sue sulle quali non possiamo avere nessun controllo, diventa più facile disinvestire in una relazione che provoca solo sofferenza.

Ricostruire l’autostima

Terzo step: se volete liberarvi da una relazione che logora, dovete  iniziare a ricostruire la vostra autostima, attraverso altre aree di soddisfazione oltre al rapporto. Lavorate per ridurre gradualmente la vostra dipendenza dal partner da tutti i punti di vista: economico, materiale, affettivo. Investite sulla vostra crescita personale coltivando amicizie, interessi, il lavoro e la spiritualità.

Leggi anche “Quando è salutare chiudere una relazione, le domande da porti”

Se non si riuscite ad uscire da soli da una relazione logorante dovete allora farvi aiutare. In questi casi può essere indicata una terapia psicologica che aiuti a comprendere quei meccanismi psicologici che ci tengono legati a una situazione distruttiva.

E poi?…….

Nel momento in cui approcciate a nuove relazioni, fate attenzione a non incappare nuovamente nello stesso schema. Ricordatevi che la chiave di svolta è quella di imparare ad amare se stessi e darsi un valore tale per cui non possiamo più permettere all’altro di farci del male perché mettiamo in primo luogo, davanti a tutto, il nostro benessere.

(From:psicoadvisor.com)

10 ottobre 2014

Diario personale 2004

Pubblico questo testo estrapolato da un mio diario di qualche anno fa a testimonianza del fatto che il nostro io cambia, ma lo spirito è uno e resta sempre lo stesso.


Prima ancora di sapere del mio divenire padre mi sono chiesto spesso se io sia all’altezza di educare un figlio, o forse più precisamente quello che mi sono chiesto è quale sia il modo migliore di farlo.
Mi guardo in giro e vedo un mondo che assomiglia sempre di più a quello che non volevo che diventasse.
Ma forse il mondo non è mai cambiato. Si credo proprio che sia rimasto sempre lo stesso negli anni. Un mondo, senza cadere nella retorica e nella banalità, dove nell’eterno scontro fra due poli opposti, il bene ed il male, si fa strada la vita che è un eterno divenire.
E se di questo mondo ne sono ancora schiavo lasciandomi sedurre dalle sue infinite promesse e tentazioni, dove spesso mi ritrovo gregge fra i tanti a seguire un effimera concezione per poi abbandonarla per seguirne un’altra ancora più caduca alla ricerca di una stabile verità, come potrò io impormi come modello da seguire e come fonte di conoscenza per mio figlio?
Nessuno è in grado di insegnare nessuna verità, perché ognuno ne trova una e la fa sua, ma non la può imporre agli altri. Quello che invece è giusto fare e che poi è un dono prezioso è mettere a disposizione tutta la propria esperienza al suo servizio da cui ne trarrà spunto per incamminarsi per la propria via.
Quindi nessun modello precostituito da fargli osservare, poche regole certe e molta attenzione alle sue esigenze ed alle sue concezioni.
Non cercherò di comportarmi con lui nel modo in cui avrei voluto che si comportasse mio padre nei miei confronti. Offrirò a mio figlio quello che sono, cercandomi di migliorare continuamente nel divenire della vita. Oltre all’amore se chiederà anche il mio aiuto sarò ben lieto di darglielo e li non potrò fare a meno di esternare i miei pensieri e le mie convinzioni, ma lui sarà libero di scegliere. La sua vita sarà la sua ed è giusto che la viva secondo le proprie aspirazioni.

5 agosto 2014

Il 10%

             Non riesco ad essere me stesso. O forse sto iniziando ad esserlo sul serio, chi lo sa?  questo è un gran problema. Oddio forse per il momento sono ancora come il mondo mi impone di essere. Non riesco a sfuggirgli. Si lo so che nessuno ci riesce e che nel corso della storia in pochi ci sono riusciti. Solo che fin quando non te ne rendi conto la cosa non ti crea grandi problemi, il brutto comincia quando ne diventi consapevole e non hai ne i mezzi ne la forza per reagire in misura adeguata.
A volte penso che l'immagine che gli altri hanno di me corrisponda soltanto al 10% di quello che in realtà sono veramente. Con questo non intendo dire che il 90% di quello che non vedono è la parte migliore tenuta ben nascosta. So benissimo che non sono ne migliore, ne peggiore di chiunque altro sulla faccia della terra, ma soltanto il prodotto del mio vissuto fin qua.
Il fatto è che ho allentato la morsa nel cercare la continua approvazione e considerazione degli altri. Non è più cosi importante e non mi va più di sgomitare per esternare le mie idee.
Spesso sono restio a dire la mia in una discussione che il più delle volte è una farsa pazzesca, dove ognuno è ben determinato a recitare il proprio ruolo ed anche perchè spesso il mio punto di vista sarebbe cosi lontano dai canoni abituali che striderebbe con le altre tesi sostenute ed allora preferisco mostrarmi in linea con gli altri pur di evitare un inutile ed improduttiva discussione.
Ma soprattutto percepisco che nessuno ha voglia di ascoltare veramente, tutti hanno un gran bisogno di parlare, ma proprio tutti. Tutti avvertono questa smodata necessità di raccontarti tutto ma proprio tutto di loro. Sarà per questo forse che gli psicanalisti vanno tanto per la maggiore.
Oddio raccontare proprio tutto tutto mo....diciamo che qualcosina a volte viene tralasciata.
Tutti però, nessuno escluso si sentono dalla parte dei buoni, ma non fessi, perseguitati dalla sfortuna ma non sfigati, stressati fino al midollo ma non rimbambiti, religiosi ma non bigotti e via dicendo.
Faccio dunque una gran fatica a stare dietro a molta gente e mi irrito parecchio quando mi rendo conto che molti degli atteggiamenti che non mi piacciono sono gli stessi che assumo io in altre occasioni. Ebbene si, anche io mi sorprendo spesso in competizione, in cerca di approvazione e considerazione.
Ma soprattutto per completezza di informazione bisogna ammettere che una delle ragioni per cui non si è capaci di essere se stessi, l'ostacolo forse maggiore è la paura.
La paura di esporsi per il timore delle conseguenze, di mostrarsi per ciò che si è e rendersi così in qualche modo più vulnerabile. Tutto ciò naturalmente accade quando si vive proiettati nel futuro e col ricordo del passato.

18 giugno 2014

Gli orsi cattivi

L'altro giorno guardavo in tv  (non chiedetemi il perchè) uno di questi tanti nuovi programmi dedicati alla cucina. E c'era sto tizio, un certo Oliver che era andato a vivere per un po' tra gli ultimi cow-boy rimasti per scoprire in che modo vivessero veramente e soprattutto cosa mangiassero.
Ad un certo punto Oliver chiede ad un cow-boy se col suo fucile abbia mai dovuto sparare ad un orso e questi risponde di si ma ad un'orso cattivo e che lo aveva fatto per difendersi perchè stava per attaccarlo.
Perchè sappiamo tutti che gli orsi si dividono in quelli cattivi e quelli buoni. Quelli cattivi hanno la brutta abitudine di intrufolarsi nell'habitat dell'uomo, distruggendoglielo totalmente e spesso ammazzano gli uomini per puro divertimento, dopo di che espongono la loro testa sul muro come trofeo.
Quelli buoni invece li conosciamo tutti: L'orso Yoghi, Winnie the Pooh etc.. ma non preoccupatevi per loro il cow-boy ha sparato ad uno dei cattivi.




19 marzo 2014

Prossimo Obiettivo: La famiglia

L'unica opposizione che gruppi di potere possono trovare radicata nelle masse è la famiglia come elemento conservatore che al suo interno si respirano ancora dei valori tradizionali, dove il culto del denaro è ancora contenuto nei limiti del sentimento familiare nonostante sollecitazioni massmediatiche ed istituzionali ad inseguire un modello per cui le persone vincenti debbano essere ciniche, spietate per ottenere denaro, carriera e fortuna. In modo tale poi che chi ha soldi e potere non abbia nessun contrasto nella società perchè gli viene subito riconosciuta l'autorità per fare qualsiasi cosa.

Quindi le azioni che compiono sono essenzialmente due: Disgregazioni di quelle esistentiPrevenzione formazione di nuove famiglie.

Disgregazioni di quelle esistenti:
Creare ad arte crisi economiche che inducano entrambi i genitori a lavorare per molte ore al giorno ed a dedicare piccolissimi ritagli di tempo ad essa. E quindi da tempo il costo della vita si è innalzato notevolmente con lo scopo di far sparire la classe media e far rimanere un esercito di persone che si preoccupino dalla mattina alla sera di come andare avanti. L'emigrazione dei figli o dei genitori è un classico esempio di disgregazione della famiglia.
Tutto ciò ci appare come non voluto ma come una stretta necessità imposta dalla crisi finanziaria.

Prevenzione formazione di nuove famiglie:
Fare in modo che non nascano nuove famiglie, creando preoccupazione per il futuro, instabilità economica, inducendo gli individui ad uno stile di vita puramente egoistico e proiettare la famiglia come un modello superato e limitante. Un ostacolo per i proprio obiettivi.




2 marzo 2014

Vampiri energetici

Ci sono delle persone che quando ci sei a contatto ti danno energia, ti arricchiscono interiormente. Altre, invece, te la prendono, te la succhiano proprio come fanno i vampiri. Dopo esserci stati a contatto ti senti stanco, svuotato, insoddisfatto.

Chi ti prende energia, che meccanismi usa? Mi viene in mente il caso di un mio amico che quando è solo è brillante, ironico e racconta delle bellissime storie fantastiche. Ma quando c'è sua moglie, sta zitto. Si inibisce perché sa che lei disapprova le sue esibizioni pubbliche. C'è anche chi ti logora facendoci sentire in colpa. Perché si lamenta, fa capire che la causa del suo stare male sei tu, e allora tu rimugini su cosa diavolo hai fatto, ti scusi, e smetti di parlare.
Questi due meccanismi li vedete all'opera nelle coppie che non vanno d'accordo. Ve ne sono altri invece tipici dei dibattiti pubblici. Ci sono delle persone che trasformano ogni incontro in un duello. Non appena aprite bocca dicono che sbagliate, vi sfidano, vi provocano. Se gli date retta, finite per discutere ore ed ore su cose che non vi interessano. C'è invece chi vi fa apparire ignorante, appena aprite bocca lui vi sommerge con dati, statistiche, di ricerche che nessuno può controllare. Ci sono poi quelli che, quando gli fate una obiezione, vi rispondono sempre citando esempi e casi che non c'entrano niente, ma producono un'emozione negativa. Altri intervengono mentre state parlando, vi interrompono continuamente. Questi ultimi meccanismi li usano spesso i politici per logorarsi e così spesso logorano anche noi.
Un'ultima categoria di persone che vi sottraggono energia è rappresentata da quelli che, quando vi incontrano, vi danno subito una cattiva notizia, oppure vi riferiscono qualcosa di spiacevole che gli altri hanno detto di voi. Che cosa hanno in comune tutti questi tipi umani? L'ostilità. C'è ostilità fra i coniugi di cui uno inibisce l'altro e c'è ostilità fra i politici che discutono in tv. Ma c'è ostilità anche in chi vi dà sempre una cattiva notizia. Perciò, quando vi accorgete che con certe persone vi stancate, vi sentite logorati, diffidate di loro. Vuol dire che vi sono ostili.

F.A.

28 febbraio 2014

Have you seen my shoes


Se c'è un motivo per cui temo la vecchiaia è perché ho visto e soprattutto "ascoltato" gli effetti nefasti che essa ha prodotto sulla carriera artistica e produttiva di Pino Daniele.
Secondo me se "Pinuccio" avesse smesso di incidere album nel 1993 sarebbe stato un bene per tutti noi. Oddio forse per il suo portafogli no, ma perché cercare di riempirlo il più possibile dandosi totalmente al commerciale e perdendo cosi la faccia??
Il primo Pino Daniele invece era qualcosa di favoloso, sonorità mai sentite prima nel panorama italiano, poi purtroppo ad un certo punto si è smarrito per strada.
Eppure lo Smarrimento, quello stato d'animo che tutti possono provare in alcuni periodi della propria vita...io credo che nessuno come lui l'abbia saputo raccontare così bene in musica.
Pezzi come : "Puorteme a casa mia", "Un giorno che non va" ma soprattutto "Have you seen my shoes" sono emblematici in tal senso.
In "Have you seen my shoes" il solo fatto che chiede continuamente dove sono finite le proprie scarpe a me sembra come una richiesta d'aiuto per ritornare a camminare sul proprio sentiero ormai perso.



4 febbraio 2014

Opera Divina

Da un po di tempo ormai anch'io come molti altri mi sono appassionato alla lettura della Divina Commedia di Dante. Ed ogni settimana cerco di leggere un canto di questo meraviglioso poema. Non sono un Dantista (uno studioso di Dante), non potrei esserlo, non conosco tutte le letture di Dante, tranne un po l'Eneide di Virgilio, ma nel mio piccolo sto cercando di decifrare per quanto mi sia possibile il messaggio che cela l'intera Opera. Perchè forse un messaggio nascosto c'è per davvero.
Alcuni considerano Dante il più cattolico tra i poeti soprattutto per come egli ha descritto L'Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso che nell'immaginario comune di tanti credenti sono proprio immaginati nel modo prima descritto dal poeta e poi disegnato da Gustave Dorè. La verità invece è un tantino diversa.
In passato mi chiedevo spesso perchè a me quest'opera non "arrivava". La risposta è stata fin troppo ovvia. Non ero ancora pronto. Poi a poco a poco ho cominciato a leggerla e piano piano a percepirne la maestosità, invogliato anche perchè no dai vari Benigni, Gasmann e Federico Zeri. Ho scoperto poi che ne esiste anche una versione tradotta in napoletano di inizio ottocento davvero spassosa.
Io credo che Dante fosse in possesso di una consapevolezza molto elevata ed abbia voluto farne dono all'intera umanità attraverso la sua Opera. Solo che una grande verità non può essere divulgata in modo semplice e banale, perderebbe di senso. Ci si deve arrivare invece attraverso un percorso difficile e tortuoso, insomma per ottenerla la si deve volere ottenere sul serio. E quindi bisogna elevarsi per farlo.
Ai tempi di Dante nel 1300 avere un idea, un pensiero che non fosse in sintonia con quello del Papato era davvero molto pericoloso, bastava un niente per essere accusati di eresia e finire su un rogo.
Quindi se Dante come pensano in molti avesse voluto inserire un messaggio oppure un invito (fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza) nella sua Opera avrebbe dovuto farlo nel modo più criptico e celato possibile.
L'invito del poeta è quello di intraprendere un viaggio interpersonale all'interno di se stessi.
“Un uomo che è ridiventato bambino, che ha fatto tutto il percorso. Un conto è restare bambini, ma un conto è ritornare bambini…”
“Dante si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno, questo strano dono che abbiamo avuto tutti in sorte:  la vita! Non se ne occupa più nessuno!”
“…ognuno di noi è  il protagonista di una storia irripetibile, anche se i suoi giorni e le sue notti non appaiono eccezionali a nessuno, ognuno di noi è protagonista di un dramma epico irripetibile per l’eternità, che non si ripeterà mai più… quando ognuno di noi se ne andrà, non accadrà mai più che ne nasca uno uguale, e ognuno di noi è il protagonista di quella storia impressionante… ci dice, Dante, che Dio ha bisogno degli uomini… Ci dice che i fatti del mondo non sono la fine della questione…”
“Ci ha detto che la nostra libertà ci porta con sé, e ci dice che il viaggio è dentro di noi, a cercare noi stessi. È inutile che andiate a cercare il senso, il senso siete voi stessi!”
Dante, come buona parte dei poeti del Dolce stil novo si dice che faceva parte di un ordine segreto iniziatici, i Fedeli d’Amore, legato ai Templari. Ma ritorniamo alla sua grande opera.
L’inizio della Divina Commedia descrive come Dante ad un certo momento della sua vita si trovi smarrito nella selva oscura. Questa crisi spirituale è comune a molti ricercatori che, dopo avere intrapreso con i propri sforzi il cammino interiore, si trovano ad certo momento ad un punto morto, in una situazione di angoscia e disperazione.
Dice Dante: “Io non so ben ridir come v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai”.
Il sonno in questione è il sonno della coscienza, quello stato in cui viviamo normalmente senza rendercene conto, anzi credendo di essere svegli. Dopo questa esperienza terribile Dante si riprende un poco ma deve constatare di non essere in grado di procedere da solo: è impedito infatti dalle tre fiere che rappresentano i tre veleni dell’ego (lussuria, superbia, avarizia). Solo con l’aiuto di un Maestro è possibile andare avanti e infatti vi è l’incontro con Virgilio (quando il discepolo è pronto il Maestro arriva). Con la guida di Virgilio Dante entra nell’Inferno, inizia cioè il viaggio al centro della Terra, esperienza che gli alchimisti denominavano VITRIOLVM (visita l’interno della Terra, rettificando troverai la pietra nascosta, vera medicina). È l’opera al nero ermetica, operazione pericolosa in cui la struttura dell’individuo, la personalità, si deve dissolvere, l’anima-essenza si deve slacciare dal corpo individuale legato al tempo ed allo spazio (il mondo). Perché quest’impresa riesca è necessario che sia intrapresa con cuore puro, con un’intenzione corretta e insieme ad una guida.
In questa fase del lavoro su di sé vi è il confronto con la propria ombra, con i propri demoni interiori, con il lato infernale delle proprie passioni. I personaggi storici che Dante incontrerà nella sua discesa attraverso i gironi infernali sono rappresentazioni simboliche di questi aspetti. I dannati sono interamente assorbiti nella dimensione del proprio peccato, bloccati in quell’unico sentimento e in quell’unica disposizione psicologica, in una ripetizione infinita di quella singola situazione. Tutti questi personaggi sono stati bruciati dalle proprie passioni e ciò non è da intendersi in senso morale ma esistenziale: basta pensare a Paolo e Francesca che in Dante ispirano dolcezza e compassione e che non condanna, ma che tuttavia sono rimasti travolti da una forza che non sono riusciti a trasformare. L’inferno è dunque la dimensione della natura caotica e se ben guardiamo ce lo troviamo attorno tutti i giorni, dentro e fuori di noi, anche se con gradazioni e sfumature diverse. Il Purgatorio ed il Paradiso sono molto più complessi. A leggerli si fa davvero fatica a capirne il significato dei versi. I riferimenti alchemici in questi due canti però sono molto evidenti. Vediamo ora cosa rappresenta il Purgatorio: si è detto che, in Alchimia, l’opera al nero viene seguita dall’opera al bianco, la purificazione delle scorie. Dante descrive questa esperienza come l’ascesa ad un monte, simbolo importantissimo in tutte le tradizioni, salita molto faticosa all’inizio ma che via via si fa più leggera. La salita è preceduta da un battesimo dell’acqua, valido sia per l’interpretazione ermetica che per quella cristiana più avanti il nostro poeta sperimenterà anche il battesimo del fuoco. È il fuoco che non brucia, il Fuoco Alchemico. Gli incontri che Dante e la sua guida faranno nelle varie tappe del percorso sono numerosi: nelle anime del Purgatorio c'è ancora un legame forte e complesso con la vita terrena. Ma ora esse vedono pienamente il senso delle cose, comprendono i propri limiti umani e aspirano alla perfezione celeste. L’atmosfera è completamente diversa da quella dell’inferno, qui la sofferenza assume significato diverso perché è preludio alla liberazione. È quella che nel lavoro su se stessi viene chiamata sofferenza volontaria. Il Paradiso, l’opera al rosso. Dante inizia questa nuova esperienza affermando che: “Nel ciel che più della Sua luce prende, Fui io e vidi cose che ridire, Né sa né può chi di lassù scende”. Lo spirito ormai partecipe del fluido vitale divino, sale i livelli supremi di coscienza. Il Paradiso è l’apoteosi della luce, dell’espansione dello spirito che Dante descrive con termini come “transumanare” e “indiarsi” (diventare Dio), inammissibili per la religione ufficiale dell'epoca ed anche quella attuale.
Poi ci sarebbe da dire della numerologia applicata all'Opera, un lavoro minuzioso ed incredibile che sembra quasi impossibile che un essere umano sia potuto giungere a tale perfezione.
Per esempio l'eterno riferimento al numero Tre, il numero Divino. Le cantiche dell'opera sono 3 (Inferno, Purgatorio e Paradiso) ed ognuno è formato da 33 canti più uno Introduttivo. Ogni canto è scritto in terzine, cioè da una composizione in rime di 3 versi ed ogni verso è formato da endecasillabi cioè contenenti 11 lettere. Quindi una terzina avendo 3 endecasillabi  si ha 11+11+11= 33. Ma questo è niente. la numerologia applicata all'intera Opera è molto più vasta, solo che io proprio non saprei come spiegarla anche perchè ci sono moltissimi punti che mi sono ancora oscuri.
Io invito tutti a leggerla quest'immensa Opera, anche se qualcosa non la comprendiamo ci sarà sempre qualche altra cosa che ci arricchirà l'anima.









23 dicembre 2013

Il mistero del Tempo

Ma il tempo è reale oppure è soltanto una nostra percezione ? Nel film "32 Dicembre" di Luciano De Crescenzo che come al solito in questo periodo è trasmesso da molte tv locali, si sostiene che "Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto non è ancora. Il presente, come separazione tra due cose che non esistono come fa ad esistere ?"  Il film è una vera chicca per chi come me è affascinato dalla relatività del tempo.
Noi ci accorgiamo del tempo che passa attraverso il cambiamento. E siccome ogni cosa su questo mondo evolve in continuazione, tutto cambia niente è per sempre compresi noi stessi, ce ne dobbiamo per forza accorgere. La percezione del tempo però non è una cosa cosi semplice come potrebbe apparire in un primo momento. Essa è molto soggettiva, nel senso che spesso è legata ai nostri stati d'animo e di umore. Per esempio quando siamo felici abbiamo la sensazione che il tempo vola, mentre quando siamo tristi invece il tempo è come se non passasse mai. Sembrano luoghi comuni ma se facciamo attenzione ci accorgiamo che effettivamente il tempo è strettamente connesso alla nostra emozione predominante. 
La scossa sismica del 1980 in Irpinia durò all'incirca 90 secondi, ma i racconti di quei tragici 90 secondi possono durare anche per delle ore. Effettivamente il tempo in quei frangenti è come se si dilatasse. 90 secondi vissuti in modo intensissimo possono durare un'eternità.
Il concetto stesso di eternità poi è davvero paradossale. Per noi è quasi impossibile comprenderlo, dal momento che nella dimensione in cui viviamo ci muoviamo nel tempo e nello spazio. Eternità non è un tempo infinito ma piuttosto assenza di tempo. Tutto accade nel medesimo istante, non esiste passato e non c'è futuro. Impossibile per noi comprenderlo.
A complicare le cose poi ci si è messo pure Einstein che con il suo famoso Paradosso dei due gemelli ha incarbugliato una situazione che già era complessa di suo.
Il paradosso spiegato in maniera semplice semplice è questo:
Ci sono due gemelli: Uno dei due gemelli parte per un viaggio nello spazio viaggiando ad una velocità prossima a quella della luce. Al suo ritorno troverà il suo gemello rimasto sulla terra più vecchio di lui.
La teoria della relatività ristretta dice che più grande è la velocità di un corpo in movimento più il suo spostamento nel tempo rallenta, addirittura poi alla velocità della luce, il tempo si fermerebbe.
Quindi se supponiamo che abbia viaggiato vicino alla velocità della luce, per lui sono passati pochi istanti, mentre per il fratello a terra anni!
Ci saranno quindi due fratelli gemelli, con età diverse! Certo si tratta di un paradosso che è possibile farlo solo in teoria e non in pratica ma è pur sempre sbalorditivo.
Ultimamente poi a confonderci ancora di più sono arrivati gli studi di uno scienziato tedesco alquanto rinomato, un certo Schumann. Questo tizio ha condotto ricerche dal 2000 fino ad oggi e dice che il pianeta ha aumentato la velocità della sua rotazione. Così il giorno che viviamo è in realtà più breve di quanto pensiamo, perchè la terra impiega meno tempo a girare su se stessa ed intorno al sole. Addirittura sostiene che il giorno ha adesso solo 16 ore anziché 24.
Secondo lui, per secoli la terra girava sul proprio asse a 7.8 hz. ma dal 1980, quel numero è cambiato, è aumentato molto rapidamente negli ultimi 6 anni fino a raggiungere i 12 hz.
Chi lo sa!? Forse sarà per questo che abbiamo l'impressione che il tempo oggi è così accelerato.

Popular Post